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Psicoterapia, Ricerca, Formazione: insieme per un obiettivo comune


Il primo significato attribuito alla parola “centro” nel Dizionario è quello geometrico per cui si intende come centro il punto equidistante da ogni punto della circonferenza.

È anche la parte più interna di una superficie o di un luogo, sempre nelle definizioni principali di una parola diffusa e variamente declinata.

In realtà credo che in origine il Centro di Psicoterapia di Roma sia stato pensato come spazio che ha al Centro la Psicoterapia intorno alla quale gravitano i punti equidistanti Ricerca e Formazione ma mi rendo conto oggi che è più l’essere umano il nucleo di questo sistema organizzato.

La Psicoterapia è stata la partenza di un lavoro che ha portato poi come conseguenza spontanea la riflessione sull’uomo e ancora in seguito la condivisione, il confronto e lo scambio.

Pensieri che non nascono mai a priori ma si vitalizzano dopo l’incontro con la persona, il paziente, e di cui non si può conoscere subito l’effetto e la direzione che prendono se si cerca di indirizzarli verso un obiettivo precostituito che di solito è capire la malattia, il disagio, il sintomo.

La comprensione della psicopatologia è sicuramente implicita e necessaria in uno dei punti equidistanti dal centro-essere umano che è la Psicoterapia: il lavoro ha l’obiettivo di comprendere e restituire dei contenuti che portino la coppia o il gruppo verso la trasformazione, il cambiamento e la guarigione, in una parola, la cura dell’altro, il paziente.

La strada che invece si è delineata e continua a scorgersi in seguito alle esperienze con le persone, non è tanto strettamente legata alla malattia quanto all’altro polo della coppia o del gruppo, cioè lo psicoterapeuta, anzi la persona-psicoterapeuta e un intero mondo che ruota intorno a questa figura.

Mi accorgo di quante pagine ho scritto sul setting, la cultura psicoterapeutica, le Scuole e le Società, la formazione, l’interpretazione dei sogni, la Psicoterapia a distanza, le vicissitudini legate ai diversi orientamenti metodologici, il tutto molto focalizzato sul versante del professionista abilitato o in divenire.

Come se le esperienze personali, i vissuti e i racconti dei pazienti, l’osservazione socio-culturale, il confronto con i colleghi iniziassero a chiedere sempre più vivacemente di mettere mano sulla persona/psicoterapeuta perché è Centro di cui sopra, in quanto essere umano.

Altrimenti la persona che si cerca è solamente il paziente e si instaura un circolo vizioso che focalizza l’attenzione solo sulla psicopatologia e la separazione di questa dalla fisiologia per la cura e la guarigione.

Tra paziente e psicoterapeuta però c’è una radice comune che è la persona/essere umano: questo punto di partenza è fondamentale per l’iniziale simmetria della relazione e la nascita di un’efficace alleanza psicoterapeutica.

È la simmetria originaria data da due esseri umani (o più nel gruppo) che si incontrano con le stesse caratteristiche, risorse e potenzialità specie specifiche che sono appunto della specie umana.

Questo reciproco riconoscimento permette poi la definizione dei ruoli legati unicamente all’obiettivo che è di occuparsi e curare l’altro, il paziente: il ruolo pertanto è secondario e non originario altrimenti è gestione di potere e relazione disallineata.

Allo stesso tempo è ugualmente necessaria la distinzione dei ruoli altrimenti il rischio opposto è la negazione della psicopatologia con conseguente riduzione della realtà umana a un tutto uguale e come risultato la non cura del paziente.

Si parte con una simmetria per passare a un riconoscimento spontaneo di asimmetria dovuta allo specifico obiettivo della relazione che è rivolta all’occuparsi dell’altro (il paziente) e non di se stessi (lo psicoterapeuta).

L’eredità iper specialistica che continuiamo a raccogliere e a mettere in atto da decenni che ci permette di comprendere sempre meglio i dettagli, di indagare oltre ogni giorno di più, nel vantaggio di portarci avanti nella conoscenza, allontana però lo sguardo di insieme sul tutto.

Così la persona è vista e presa in carico subito come quella “specifica” problematica e non nel suo nucleo (centro) di base, originario, e, ritornando alla Psicoterapia, è aiutata a risolvere un frammento, una parte, lasciando spesso il tutto in un equilibrio precario anche se più stabile di prima.

La specificità è anche la nostra ricchezza che ci rende tutti diversi ma per poterla affrontare è necessario fare un passo indietro e partire dalle richieste e dalle caratteristiche universali dell’essere umano incluse nella sua fisiologia attivata alla nascita.

Stare immediatamente sul particolare, lasciando incompreso il generale, non avviene per incompetenza o scarsa professionalità, anzi, come accennavo prima, siamo sempre più specialisti e preparati ma proprio perché lo stesso professionista a monte ha visto e affrontato se stesso in una sua parzialità, lo psicoterapeuta, non è abituato al pensarsi diversamente.

Il pensiero, la conoscenza, la formazione e la ricerca sul Sé dello psicoterapeuta si focalizzano sul professionista: competenze, caratteristiche, modalità di intervento e meno sul nucleo a monte, quel Centro che ho descritto come l’essere umano.

Esistono poco spazio e tempo realmente mirati alla persona/psicoterapeuta perché il pensiero è proiettato da subito sulla compartimentalizzazione cioè sulla relazione con il paziente.

Questo genera una discrepanza tra identità e identità psicoterapeutica che ha dei risvolti importanti sull’efficacia della Psicoterapia, dimostrata anche dall’evidenza di aumento del disagio mentale, del ricorso a più Psicoterapie nel tempo, nel sempre maggiore utilizzo di farmaci, nella saturazione dei Centri di Salute Mentale e altri dati non incoraggianti.

Per questo emerge ancor più oggi la necessità di pensare la Psicoterapia partendo dalle basi comuni che coinvolgano maggiormente l’identità della persona in assoluto prima del paziente (sintomo) e/o dello psicoterapeuta (orientamento metodologico).

Il Centro di Psicoterapia di Roma si sta impegnando in questo senso, trovando la condivisione di molti colleghi che danno voce alla voglia e al bisogno di sostenere anche qualità, senso e dignità alla professione pertanto all’essere umano.

Mi accorgo che è solo un punto di partenza ma è anche IL punto di partenza che continua a chiedere stimoli, riflessioni e condivisioni, sempre presenti, insieme all’importante e continua ricerca sulla psicopatologia.

Di seguito incollo una breve sintesi di un approccio inviato e condiviso dai colleghi accomunati da intenti analoghi.

Il pensiero del Centro di Psicoterapia di Roma si è focalizzato sulla necessità di proporre una base universale di approccio all’essere umano fondata sulla nostra fisiologia che fin dalla nascita è una e una sola.

Le basi di lavoro in Psicoterapia pertanto sono o dovrebbero essere comuni e dove apparentemente queste già lo sono, la relazione come punto di partenza, le premesse alla base della relazione e pertanto del funzionamento dell’essere umano, sono molteplici.

L’obiettivo è allo stesso tempo di prendere in considerazione i diversi modelli di Psicoterapia solo quando questi rappresentano un secondo momento di riflessione: poste le premesse relazionali e pertanto terapeutiche comuni è poi possibile nel trattamento utilizzare strumenti diversi.

In sintesi il punto di partenza e di arrivo devono essere uguali, il riconoscimento della fisiologia: in cosa non ha funzionato da una parte e il suo ripristino dall’altra.

 Successivamente le modalità con cui avviene il processo possono e devono essere diverse perché diverse sono le persone sia pazienti che psicoterapeuti che si incontrano, di esperienza in esperienza.

Questo anche nell’obiettivo di restituire significato, importanza, centralità al nostro lavoro, negli anni eccessivamente squalificato, perché inquinato da tantissime esperienze differenti ma nei loro contenuti troppo incoerenti che si allontanano dalle vere necessità delle persone che richiedono aiuto e riducendo ai minimi termini la credibilità della cura psicoterapeutica.

Michele Battuello



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