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Psicoterapia a distanza e interpretazione dei sogni


L’emergenza sanitaria e le conseguenti restrizioni attivate sull’intero territorio hanno reso necessarie scelte in merito all’eventuale sospensione o proseguimento delle Psicoterapie in corso da prima dell’arrivo della pandemia da Covid-19, come descritto (http://www.mbpsicoterapia.it/organizzazione-della-psicoterapia-ai-tempi-del-coronavirus/).
Per quanto riguarda il lavoro a distanza attraverso piattaforme digitali, l’esperienza ha fatto emergere alcune criticità ma anche considerazioni più ampie sulla relazione psicoterapeutica, specialmente nell’ambito dell’interpretazione dei sogni.
Il passaggio obbligato da una modalità relazionale a un’altra ha inevitabilmente un impatto diverso rispetto a un setting che fin dall’inizio è concordato a distanza e richiede un tempo di adattamento inevitabile che però ho comunque riscontrato fluido e veloce in quanto hanno prevalso il piacere e la voglia di lavorare piuttosto che la sospensione degli incontri, sia da parte mia che dei pazienti.

Mi soffermo brevemente su osservazioni intuibili come il fatto che lo spazio è comunque alterato sia perché è il privato del paziente che è occupato dalla Psicoterapia e dallo Psicoterapeuta, sia perché al contrario l’intimità dello studio come spazio condiviso è persa dalla presenza della stanza privata del paziente.
Per questo ho ritenuto importante, anche nel periodo di maggiori restrizioni alla mobilità, svolgere le sedute a distanza comunque dallo studio per mantenere il più possibile il significato e l’importanza del setting.
Inoltre la situazione eccezionale verificatasi in questi mesi ha anche determinato spesso la difficoltà del paziente a essere completamente isolato a casa, rendendo ancora più complessa consciamente ma soprattutto inconsciamente, la libera e spontanea espressione.
Le volte che intuivo e mi rendevo conto che l’interferenza era significativa, portavo il lavoro su un piano più cognitivo magari concentrando l’incontro sul qui e ora dell’isolamento o su fatti contingenti il periodo stesso.
Il processo era anche perturbato da frequenti, talvolta inevitabili interruzioni rappresentate da situazioni esterne intrusive ma anche da movimenti del paziente che trovandosi nel suo ambiente, poteva utilizzare oggetti, spostarsi o comunque trovare distrazioni fornite dallo spazio stesso.
Un altro ostacolo lo ha rappresentato il funzionamento dei mezzi di trasmissione e ricezione, audio, video e connessione Internet spesso carenti o precari che hanno portato a interruzioni v temporanee o prolungate, necessità di raccontare nuovamente, di ripetere parole o frasi sentite male e così via.

Tranne rari casi in cui ho sentito la necessità di interrompere e interpretare movimenti eccessivi e stridenti, per il resto non ho ritenuto coerente con la relazione psicoterapeutica dover concordare nuove regole per la modalità a distanza, tranne quella del maggior isolamento possibile dal resto della casa, per non rischiare di proporre nel rapporto il divieto facilmente riferibile al giudizio e alla categorizzazione del giusto o dello sbagliato.
Ho preferito muovermi in un setting relativamente inquinato piuttosto che renderlo obbligatoriamente più rigido in un contesto esterno e di conseguenza psicoterapeutico già coercitivo per obbligate esigenze.
Terminata questa breve panoramica di criticità, è stato interessante notare che laddove le condizioni hanno permesso un buon piano di spontaneità, la relazione ha funzionato e pertanto il percorso psicoterapeutico è proseguito anche con l’interpretazione dei sogni che è stato per me il vero elemento inaspettato poiché avrei difficilmente creduto fosse possibile a distanza, per tutte le implicazioni del non essere di persona, uno di fronte all’altro.
Ho osservato due aspetti rilevanti, uno probabilmente più immaginabile, l’altro mi ha sorpreso e pone importanti riflessioni sul contenuto della relazione in generale e sull’importanza di tutte le percezioni nel rapporto per cui non sono sufficienti vista e udito che sono prevalenti invece nel lavoro a distanza.

L’interpretazione del sogno intesa come “…maggiore espressione possibile della capacità di intuizione dello Psicoterapeuta della realtà umana del paziente.” (http://www.mbpsicoterapia.it/il-sogno-e-la-sua-interpretazione/) è avvenuta in forma fluida e spontanea anche attraverso il mezzo digitale per le Psicoterapie già consolidate nel tempo, a conferma che la conoscenza reciproca, il lavoro effettuato, la fiducia costruita, in sintesi, la forte alleanza psicoterapeutica, sono stati di maggior efficacia rispetto alle forze disturbanti esterne e al cambiamento repertino di modalità relazionale.
Il racconto del sogno, infatti, anche se filtrato dallo schermo, in alcuni casi senza la possibilità di sguardo diretto a causa della posizione delle webcam, non ha interferito in maniera significativa con il mio usuale modo di percepire e intuire l’immagine e i suoi contenuti affettivi e verbalizzarli al paziente senza l’intervento della comprensione razionale che ritengo il rischio maggiore per chi si occupa di sogni e della loro interpretazione (http://www.mbpsicoterapia.it/il-sogno-e-il-suo-utilizzo-nellemergenza/).

Pertanto nell’organizzazione dei pazienti durante le restrizioni, ove possibile e secondo le garanzie di sicurezza sanitaria che ho scelto di mettere in atto (http://www.mbpsicoterapia.it/organizzazione-della-psicoterapia-ai-tempi-del-coronavirus/), ho preferito mantenere invariate le sedute di persona per le Psicoterapie iniziate in periodi più recenti, favorendo a distanza quelle più consolidate nel tempo.
Per spiegare invece il secondo aspetto che ho riscontrato è necessaria una precisazione: nella mia esperienza prima come membro di un Gruppo di Psicoterapia e successivamente come Psicoterapeuta continuo a rendermi conto che il processo ha un contenuto prevalentemente emotivo/affettivo confermato dalla memoria inconscia che si attiva di seduta in seduta.
Laddove è per me impossibile ricordare razionalmente fatti, nomi, sogni e molti accadimenti all’interno dei diversi setting cui prendo e ho preso parte, al contrario all’interno della seduta, senza pensarci ma come ricordo spontaneo stimolato dal rapporto con il paziente, riesco a recuperare contenuti della nostra relazione anche lontani, in particolar modo immagini di sogni e molto altro a conferma che l’intero processo si basa su un’attivazione inconscia reciproca basata sull’intuizione e il riconoscimento dell’altro che si recupera e ritrova dopo ogni separazione al nuovo incontro, riportando spontaneamente i contenuti che per entrambi sono rimasti emotivamente significativi e di cui la maggior parte non può collocarsi nel ricordo cosciente.

La breve premessa è per arrivare all’osservazione che invece nel setting a distanza su piattaforma digitale, pur riuscendo a interpretare i sogni fluidamente come ho descritto, mi sono reso conto che il recupero inconscio, seduta dopo seduta, era più difficile come se l’attivazione del qui e ora strutturasse più debolmente la permanenza del contenuto nel tempo.
Sarà necessario riflettere in maniera più ampia su questa rilevazione e confrontarsi con maggiori esperienze ma intuitivamente penso che una possibile motivazione possa essere ricercata nel fatto che l’esperienza della relazione coinvolge le senso-percezioni in toto perché è chiaro che la nostra biologia si è strutturata sul rapporto di persona, in una realtà tridimensionale che richiama tutto gli organi di senso e pertanto il corpo in sé e laddove il corpo si confronta parzialmente e limitatamente con il corpo dell’altro è probabile che l’esperienza e i vissuti a essa associati siano molto più limitati così da pensare una minore capacità di richiamare inconsciamente i contenuti affettivi all’incontro successivo.

Cercando di sintetizzare credo che il mezzo a distanza non escluda a priori la possibilità di essere toccati e coinvolti dalla relazione ma che la traccia affettiva rimanga meno sedimentata come esperienza perché il corpo deve essere attivato integralmente dalla relazione pertanto con la presenza.
Questa ipotesi porta anche riflessioni più ampie sugli eventuali rischi e conseguenze dell’uso sempre più diffuso delle piattaforme digitali per l’insegnamento, per il lavoro e per i rapporti in generale.
Un’ultima precisazione in merito alla Psicoterapia di Gruppo: ho ritenuto necessario interrompere i Gruppi con più di 5 membri poiché il rischio di eccessivo inquinamento del setting sarebbe stato inevitabile, mantenendo invece, con modalità a distanza, i Gruppi minori in cui ho riscontrato le stesse esperienze che ho descritto in merito alle Psicoterapie individuali.
I pazienti dei Gruppi sospesi stanno proseguendo il percorso in Psicoterapia individuale in attesa che le condizioni sanitarie permettano di potersi incontrare nuovamente di persona in assoluta sicurezza.

Mi limito a riportare queste esperienze come per me rilevanti e spunto di osservazioni successive, nella conferma che il lavoro psicoterapeutico a distanza sia attuabile a mia esperienza, in casi di necessità e non come una forma possibile a priori e che in tali situazioni l’interpretazione del sogno è favorita da un’alleanza psicoterapeutica strutturata da tempo anche se si evidenziano dei limiti nella possibilità di intuizione piena dell’altro, azione centrale e necessaria al lavoro sulla relazione.

Michele Battuello



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