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Il sogno e la sua interpretazione

Uno degli argomenti più difficili da trattare è il sogno e la sua interpretazione perché trovare parole che riescano a descrivere effettivamente ed efficacemente un aspetto fondamentale della psicoterapia che è così legata al sentire dello psicoterapeuta è a mio parere arduo.
Parto dal raccontare che l’interpretazione del sogno è la maggiore espressione possibile dell’intuizione dello psicoterapeuta della realtà umana del paziente.
Questa espressione, possibile solo all’interno del processo psicoterapeutico, è dovuta alla qualità della relazione che si è instaurata ed è assolutamente bidirezionale poiché coinvolge entrambi i membri della relazione, psicoterapeuta e paziente.

Il paziente si fida a livello profondo, non è l’idea, la sensazione o la speranza di avere fiducia ma il mettere in gioco una vera e propria azione e pertanto accede al ricordo cosciente dei sogni che di volta in volta raccontano le sue esperienze.

I contenuti onirici emergenti rappresentano la risposta alla dimostrazione di riconoscimento rimandata dallo psicoterapeuta stesso con l’interpretazione dei sogni precedenti.
Non esiste nella coppia quello più in grado di: entrambi funzionano e questo permette il raggiungimento dell’obiettivo cioè la trasformazione delle immagini interne del paziente per la cura e la guarigione delle dinamiche psicopatologiche.
Si tratta di un atto potentissimo d’intuizione della realtà dell’altro e quindi unicamente e pienamente affettivo che coinvolge l’identità dell’essere umano psicoterapeuta confermando l’impossibilità del professionista distaccato e non coinvolto emotivamente.

È necessario precisare che il coinvolgimento emotivo non si riferisce a un rispecchiamento dello psicoterapeuta con i vissuti del paziente, altrimenti il contenuto del sogno andrebbe perso, al contrario rappresenta un modo genuino di separarsi dalla centralità su sé e dedicarsi invece al sentire dell’altro.
L’interpretazione dicevo, è un atto affettivo poiché i sogni rappresentano il modo con cui il cervello, dopo aver registrato e conservato le nostre esperienze in base alle emozioni ad esse associate, rimette in contatto la persona con quello specifico, personale e unico vissuto e quindi per essere colto nella sua veridicità deve essere ascoltato con una propensione affettiva rivolta solo e soltanto alla persona-paziente.

Lo psicoterapeuta risponde alle immagini raccontate dal paziente nel sogno verbalizzandone con l’interpretazione il contenuto prima intuito e poi compreso.
È sicuramente vero che il sogno non è l’unica possibilità d’intuizione in psicoterapia ma sono convinto che sia tra le più potenti perché permette di portare in superficie contenuti che per il forte impatto emotivo la coscienza tende a lasciare relegati in spazi della memoria inconscia per proteggere la persona dalla difficoltà di affrontare specifiche esperienze.
Poiché non esiste la rimozione di tali vissuti, questi li ritroviamo del tutto o in parte nel comportamento, nel pensiero, nelle modalità relazionali che sono comunque delle rappresentazioni inconsce del paziente ma il sogno aggiunge due aspetti centrali che sono la libertà espressiva favorita dal sonno e soprattutto la possibilità di recuperare immagini e con esse vissuti e dinamiche relazionali molto precoci, laddove il ricordo cosciente non può arrivare.

Tali dinamiche sono alla base dell’identità della persona come anche oggi ci confermano le neuroscienze e pertanto la loro esplorazione e trasformazione è fondamentale nel processo psicoterapeutico.
Questo periodo precoce per l’appunto, può essere affrontato solo tramite il lavoro con il sogno.
Ancora di più è così rilevante l’importanza di uno psicoterapeuta sano nella sua identità prima di essere umano poi di professionista, risolto nelle sue dinamiche, storie e conflitti personali per non avere filtri soggettivi che interferiscano con la libertà e la spontaneità dell’incontro con il paziente tramite il racconto e la successiva interpretazione del sogno.
Questa è l’affettività vera dello psicoterapeuta non riassumibile nel voler bene che ridurrebbe un rapporto a un unico sentimento ma come possibilità di conoscere e soprattutto riconoscere l’altro per chi è nella sua completezza.

Solo se ci possiamo permettere di riconoscere le qualità umane che il paziente sta offrendo, può avvenire che nel raccontare, interpretando il contenuto del sogno, operiamo una vera cura che contiene, in molti passaggi, la frustrazione delle dinamiche patologiche.
Frustrare non significa criticare o giudicare ma intuire quanto alcuni vissuti, conseguenti a dinamiche disfunzionali, abbiano necessariamente portato alla costruzione di meccanismi di difesa che, per preservare l’evoluzione e l’esistenza stessa della persona, hanno poi sostituito la fisiologia con la patologia.
Diventa così comprensibile e accettabile dal paziente l’attività diretta dello psicoterapeuta che comprende in alcuni casi la forza e la potenza con cui la frustrazione può essere verbalizzata e rappresentata senza il rischio di dare vita a problemi di controtransfert.

Il controtransfert esiste quando la risposta è o razionale e non affettiva o quando è emotiva ma per risonanza dello psicoterapeuta con proprie esperienze personali attivate dal paziente, mentre l’unica possibilità perché non sia una reazione inefficace e pertanto aggressiva è quando è pura risposta al contenuto dell’altro.
La frustrazione delle dinamiche patologiche va di pari passo con il riconoscimento di immagini valide, intese come le risorse che la persona/paziente è riuscita a mantenere intatte nel processo evolutivo e ha potuto utilizzare nonostante la prevaricazione dei meccanismi di difesa.
L’obiettivo dell’interpretazione del sogno è di separare progressivamente i contenuti difensivi da quelli efficaci per permettere al paziente il ritrovamento di un sé valido che fa capo al periodo dalla nascita in poi in cui il bambino ha vissuto spontaneamente il rapporto con il mondo esterno prima di iniziare a difendersi dal non riconoscimento agito dagli adulti di riferimento.

Il paziente è stato un bambino che è nato sano con la capacità di investimento affettivo nelle relazioni come caratteristica specie specifica degli esseri umani necessaria allo sviluppo psico-fisico dell’identità.
Laddove anche precocemente il genitore non è riuscito a mantenere una risposta affettiva valida il bambino ha iniziato a strutturare dei meccanismi di difesa quali l’identificazione, per portare avanti il suo processo evolutivo ma le tracce inconsce delle esperienze precoci efficaci sono rintracciabili soprattutto nei sogni ed è fondamentale il loro riconoscimento da parte dello psicoterapeuta per permettere al paziente di separare quei vissuti dalle dinamiche psicopatologiche successive.
L’interpretazione del sogno come atto affettivo di riconoscimento ha la sua dimostrazione di efficacia nel fatto che di settimana in settimana le immagini dei sogni proseguono e, pur talvolta senza un ordine cronologico e tematico preciso, portano avanti i contenuti emersi e poi interpretati fino alla comparsa di immagini nuove come testimonianza di avvenuto reale cambiamento.

L’aspetto che interessa maggiormente il clinico ma soprattutto il paziente è che i cambiamenti relazionali, comportamentali, sintomatologici e quindi manifesti sono sempre successivi all’evoluzione della capacità di sognare rappresentata dalla fantasia libera dai condizionamenti dei meccanismi di difesa.
Le conseguenze dell’interpretazione del sogno sono sempre visibili nella fenomenologia della persona anche se con tempistiche variabili in base alla situazione, all’importanza delle dinamiche psicopatologiche, dalle modalità di attivazione del paziente e molto altro.
Alcune volte è vero che i tempi si possono dilatare in un lavoro psicoterapeutico così impostato e questo non significa una psicoterapia interminabile, anzi, la separazione dal lavoro è un nodo centrale dell’intero processo e offre le garanzie di evidenza che il cambiamento oltre a essere avvenuto è radicato come senso di identità della persona pieno, duraturo e stabile.

Non credo a chi racconta di rischio di influenzamento su base suggestiva anche inconscia agito dallo psicoterapeuta in quanto è il paziente stesso che di volta in volta, di sogno in sogno, chiarifica, delucida, orienta i contenuti interpretati in base a quanto questi attivino e colgano pienamente nel segno la dinamica emersa.
Un sentimento misto e altalenante tra rabbia e dispiacere mi smuove da quando mi sono avvicinato al sogno in termini di formazione personale e poi di attività clinica quotidiana e mi sono reso conto di quanto, nei termini descritti, sia oramai poco utilizzato.
Sento tantissimo la paura sviluppatasi negli ultimi decenni del rischio che l’utilizzo del sogno sia associato a uno storico modo di approcciare all’inconscio che vede l’emergere del bambino istintuale, rifiutato da una gran parte del mondo psicoterapeutico contemporaneo.

Dall’altro lato però l’utilizzo del sogno stesso come uno dei tanti strumenti che abbiamo in dote per comprendere le modalità relazionali del paziente e come una rilettura da utilizzare nel qui e ora della relazione psicoterapeutica risulta altamente riduttivo.
Inoltre è poco utilizzata la parola interpretazione in generale, anzi, criticata in molti casi se utilizzata in psicoterapia, confusa erroneamente con un’azione invasiva e pertanto possibilmente distruttiva nei confronti del paziente perché è associata all’idea di un’interferenza esterna.
La possibilità invece di utilizzare il sogno e la sua interpretazione come strumento cardine del processo di cura in psicoterapia è una realtà ancora assolutamente e necessariamente attuabile.

Michele Battuello



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