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Breve storia della dinamica di annullamento nei sogni in Psicoterapia


Il primo sinonimo del verbo annullare secondo il Vocabolario Treccani online (https://www.treccani.it/vocabolario/annullare_%28Sinonimi-e-Contrari%29/ ) è: “togliere efficacia o vita a qualcosa”.

Durante la Psicoterapia è frequente il confronto con una dinamica inconscia associata alla perdita della vitalità come conseguenza di una non risposta affettiva vissuta precocemente con l’adulto di riferimento.

Mi riferisco al singolare parlando del genitore, spesso la madre, perché, pur esistendo nella maggior parte dei casi entrambe le figure, è raro il riscontro della percezione di assenza totale di rapporto da parte di tutti e due i genitori del paziente.

È importante anche chiarire che con dinamica anaffettiva o di assenza non si attribuisce un significato di incapacità relazionale assoluta all’adulto significativo, casi per fortuna rarissimi, ma si fa riferimento a esperienze non continue comunque potenti che lasciano segni nella memoria inconscia del bambino.

Come già descritto (http://www.mbpsicoterapia.it/lidentificazione-strutturante/ ), spesso si associa a tale vissuto un iperinvestimento affettivo sul padre o comunque sul secondo adulto percepito distinto e separato dalla madre, quasi a compensare la forte carenza di risposta, dinamica che ho chiamato identificazione strutturante.

L’esperienza di annullamento è da riferire soprattutto ai primi mesi di vita in cui l’altro è Sé, mancando ancora la maturazione del Sistema Nervoso che permette di distinguere l’oggetto come non Sé.

Ho descritto origine, conseguenze ed elaborazione di questi vissuti tramite l’utilizzo del sogno e della sua interpretazione che permette di conoscere e trasformare le esperienze così precoci da non poter essere ricordate coscientemente e talvolta anche difficilmente rintracciabili nella qualità relazionale del paziente (http://www.mbpsicoterapia.it/la-paura-dellintegrazione-in-psicoterapia/ ).

L’importanza del saper intuire l’esistenza di un vissuto di perdita totale di vitalità nella storia precoce del paziente, tramite l’interpretazione della relazione e dei sogni, è fondamentale per il processo di cura.

L’angoscia associata al rischio della perdita si Sé rappresentata come paura di frammentazione, dispersione e di andare in pezzi è spesso protetta e celata da imponenti meccanismi di difesa che sono smantellati, mattone dopo mattone, nel lavoro psicoterapeutico permettendo l’accesso alla vitalità originaria antecedente l’esperienza di perdita.

Il timore che l’emergere del proprio Sé come fantasia inconscia liberamente rivolta alla relazione con l’altro, ritrovato in Psicoterapia, non porti come conseguenza il senso di morte, permette di esprimere quel vissuto così insostenibile per poterlo poi trasformare.

La dinamica precoce di annullamento è spesso una delle radici più profonde delle difficoltà relazionali e dei sintomi ed è molto diversa dall’identificazione, che è invece la necessità di introiettare l’immagine dell’adulto che compare quando il bambino può distinguere l’altro da Sé (http://www.mbpsicoterapia.it/separazione-dalle-dinamiche-identificatorie-e-recupero-della-vitalita-in-psicoterapia/ ).

L’estrema profondità dell’annullamento è pertanto attribuibile a due caratteristiche principali della relazione con il genitore: il tempo precoce in cui è stata vissuta l’esperienza e la sua potenza incompatibile con il proseguire della crescita se non attivando ingenti sistemi di protezione.

Di solito, in un periodo avanzato del lavoro psicoterapeutico, che ha permesso l’elaborazione delle dinamiche identificatorie collegate, come detto, alla percezione della presenza dell’altro, il paziente permette l’accesso al suo nucleo identitario originario non sentendolo più completamente a rischio, potendo così raccontare e poi trasformare, nei sogni, che cosa ha significato il sentirsi annullato e in seguito per difesa dover allontanare, tramite meccanismi di scissione, la fondamentale qualità affettiva relazionale, patrimonio di ogni essere umano alla nascita.

Mi preme sempre rinforzare come siano soprattutto i sogni a comunicare come la generica parola, da annullamento a identificazione e non solo, corrisponda con precisione alla specifica e unica esperienza di ogni individuo/paziente, potendo essere ricondotta, in un secondo momento, alla comprensione di fenomeni comuni che vanno sotto il nome di dinamiche.

Le immagini dei sogni del paziente sono iniziate a emergere nel periodo che ho descritto di apparente stallo del lavoro psicoterapeutico (http://www.mbpsicoterapia.it/ambivalenza-dei-miglioramenti-in-psicoterapia/ ) in cui vivo l’ambivalenza tra l’aver risolto e trasformato molto e pertanto la possibilità di avviarsi verso la conclusione della Psicoterapia, e la sensazione che manchi ancora qualcosa: questa eventualità è di comune riscontro in pazienti che proteggono con forza esperienze precoci.

Si trovava su un pendio scosceso e doveva risalirlo con difficoltà e ostacoli ma curiosamente non sapeva da dove era partito e perché e parallelamente non vedeva né capiva dove dovesse arrivare.

Abbiamo iniziato a pensare insieme che ci potesse essere un qualcosa a monte, il punto di partenza che ancora non era visualizzabile, magari perché rischioso, doloroso e molto protetto e anche che,  nell’oggi del sogno, il non mettere in chiara luce quel punto, avesse come conseguenza il trovarsi in difficoltà e il non percepire l’obiettivo, lasciando il paziente nel dubbio e nell’incertezza.

La fiducia ritrovata in Sé all’interno della relazione psicoterapeutica ha pertanto portato il paziente alla consapevolezza che lasciare dei vissuti in sospeso è di ostacolo, confermando un senso di identità tale da poter accedere all’immagine dell’apparente nulla all’origine della sua esistenza che lo aveva riempito di angosce personali e relazionali continue.

Nei sogni successivi il non visibile è comunicato nella sua realtà: un’esperienza relazionale precoce associata a un grave senso di morte (l’annullamento) poiché avvenuta quando il bambino non poteva distinguere l’altro e pertanto ha vissuto “come se” l’angoscia fosse implicita in Sé, autoprodotta, innata, e non dovuta all’assenza affettiva del genitore.

Le immagini sono condensate in tre scene molto chiare e anche potenti che raccontano il punto di partenza e le conseguenze relazionali successive.

Il paziente vede, nel sogno, una giovane ragazza catturata da militari nazisti per essere torturata, violentata e uccisa e ha la sensazione che la stessa cosa potrebbe succedere anche a lui.

Il paziente contatta la sua storica vitalità, il Potenziale Umano della nascita (http://www.mbpsicoterapia.it/il-potenziale-umano-introduzione/), cui attribuisce l’immagine della ragazza che ha dovuto far sparire (la scissione) perché legata a un vissuto di annullamento e morte.

L’elemento essenziale è che la sparizione di quell’esperienza, inevitabile se percepita come rischio genetico ed endogeno di angoscia e vuoto, ritrova la causa, seppur grave: esisteva un esterno che ha dato origine a quel vissuto, non era un’attività spontanea del bambino.

L’affetto scisso, la ragazza uccisa, non solo è visualizzato ma come naturale conseguenza, inizia a essere riconosciuto come parte di Sé che corrisponde alla sensazione nel sogno che capiterà la stessa sorte anche a lui: nel sogno questo non avviene poiché si è già riappropriato dell’esperienza facendo comparire la ragazza.

La seconda scena racconta gli effetti storici dell’annullamento in chiave relazionale come dinamiche profonde: il paziente si trovava a camminare da solo per strada avendo in mente una bella ragazza con cui era fidanzato, incontra un amico, tra l’altro suo omonimo, che passeggia con un altro ragazzo e uno dei due inizia a prenderlo in giro con battute incentrate sull’orientamento sessuale.

Anche questo passaggio è fondamentale per comprendere le conseguenze delle esperienze anaffettive precoci: se il nucleo affettivo di base è stato attaccato, la ragazza uccisa, è difficile che l’adolescente poi, si possa relazionare con sicurezza e spontaneità in chiave adulta, rappresentato nel sogno dal pensiero sulla fidanzata ma sulla sua non presenza accanto a lui.

La carenza affettiva precoce è alla base spesso dell’angoscia di omosessualità che compare come lo specchio del paziente, il suo omonimo, che si relaziona a un uomo che lo prende in giro come se fosse omosessuale.

La non possibilità di rapporto con la donna, sempre nel sogno, è associata subito al dubbio, paura che se non riesce ad avere una donna vicino, gli piacciano gli uomini e questo determina angoscia (a causa del giudizio culturale interiorizzato) ma la realtà relazionale non ha niente a che fare con l’orientamento quanto con bisogni affettivi negati storicamente e rimasti inespressi.

Il bambino infatti che ha dovuto proteggersi dalla sua spontanea offerta e ricerca di amore verso gli altri a causa di esperienze di assenza affettiva nei primi mesi di vita è rimasto vincolato alla necessità di quella risposta durante la crescita.

Quando ha potuto distinguere Sé dall’adulto, di solito la madre, aveva già come traccia inconscia l’angoscia di morte che legava a una sua caratteristica intrinseca originaria non potendola riconoscere nell’altro per immaturità neurologica, così ha inevitabilmente percepito l’altro come salvezza, cui immediatamente si è identificato.

Ha pertanto indirizzato le sue risorse affettive per tenere legato a sé l’adulto e ha iniziato a dover costruire dei meccanismi di difesa per affrontare la paura di abbandono e perdita associata a ogni separazione evolutiva.

Nella realtà relazionale invece il bambino aveva bisogno di una risposta certa e sicura che gli permettesse di crescere senza vivere continuamente il rischio del ritorno del vuoto e della frammentazione ogni volta che il rapporto non era presente fisicamente.

L’identificazione permette di evitare l’angoscia di morte ma allo stesso tempo lascia il ragazzo e l’adulto bisognosi di ritrovare quell’affetto di base, del primo anno di vita, fondamentale alla crescita e alla costituzione dell’identità.

Il confronto con i pari e l’entrata nell’adolescenza obbligano il ragazzo a confrontarsi con il rapporto adulto, con un bagaglio di immaturità affettiva legato ai bisogni ancora da soddisfare.

L’eventuale angoscia di omosessualità subentra come paura culturalmente radicata nella società come giudizio sull’orientamento sessuale, perché il ragazzo non riesce a vivere un rapporto affettivamente adulto, che non c’entra nulla in questi casi, con l’orientamento sessuale vero e proprio.

È la pura della relazione adulta non supportata da un’affettività precoce di base soddisfacente a rendere difficile la relazione con la donna la cui conseguenza è immediatamente il dubbio sull’orientamento rinforzato anche da un contesto spesso giudicante in merito.

L’adolescente è chiuso pertanto in una morsa di impossibilità perché da una parte ha bisogno ancora di amare ed essere amato in una forma quasi totalizzante, inglobante come quello che non ha ricevuto dalla madre e nella donna trova una richiesta adulta che non è capace di affrontare e nell’uomo incontra il rischio dell’omosessualità: in poche parole non può amare né l’una né l’altro.

Con queste premesse, per evitare il blocco evolutivo, l’adolescente si costruisce una rappresentazione adulta di rapporto, indipendentemente dall’orientamento omo o eterosessuale che si porta dietro però la comune incapacità relazionale lasciandolo sempre nell’incertezza a causa dello storico affetto scisso, dovuto all’annullamento (la ragazza uccisa dai nazisti).

A conferma di questo nella terza e ultima scena del sogno, il paziente vede una donna accompagnata da un uomo che ama con cui non può stare poiché lui è un appassionato di cactus e questo rende la relazione irrealizzabile.

Nelle immagini precedenti la donna non compariva come rappresentazione dell’affetto storicamente annullato e di conseguenza scisso da Sé, a questo punto finalmente dopo averla visualizzata, compare come possibilità adulta con la consapevolezza che ancora non può funzionare.

L’immagine conferma la necessità di superare la scissione, ritrovando e recuperando la vitalità che finché rimane esterna e pericolosa (il cactus spinoso di cui è appassionato), come non appartenesse a Sé, non permette l’incontro con la donna poiché il rapporto è ancora associato al bisogno di una risposta affettiva necessaria a integrare in Sé l’affetto scisso, vincolando il rapporto stesso all’identificazione e alla non spontanea espressione dell’investimento affettivo sull’altro.

Il recupero della vitalità è l’obiettivo della Psicoterapia come riconoscimento affettivo di base che permetterà di interrompere il bisogno dell’altro trasformando il cactus pericoloso ma allo stesso desiderato come affetto sano e interiorizzato nell’immagine di Sé che solo a questo punto potrà viversi la relazione con la donna.

I sogni sono pertanto emersi come possibilità di affrontare, visualizzandole, le angosce precoci senza forma, storicamente legate a un’esperienza di carenza affettiva grave nel rapporto con l’adulto ma percepite come espressione implicita di Sé e in questo modo di comprendere quali effetti hanno determinato per la reale possibilità di amare in termini adulti.

La relazione psicoterapeutica permette di ridare vita alla mortificazione anaffettiva e di permettere al paziente di esprimere di nuovo la vitalità potente e fondamentale dei primi mesi di vita, base della capacità relazionale e dell’identità dell’adulto.

 

Michele Battuello



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