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Adolescenza dei figli e messa in crisi del genitore in Psicoterapia


L’arrivo dell’adolescenza obbliga il giovane a confrontarsi con dei cambiamenti rivoluzionari per la vita presente e futura che sono conosciuti ma anche sconosciuti agli occhi di chi ci si confronta ogni giorno, soprattutto insegnanti e genitori, e tumultuosi ed emozionanti per chi li vive in prima persona, gli adolescenti per l’appunto.

Il divenire adulto è condensato nella necessità di operare una potente separazione dalle sicurezze acquisite nel passato, fin dal momento della nascita, e renderle patrimonio personale, risorsa e spinta vitale evolutiva verso l’incontro e il confronto con il mondo, il mare aperto.

Per questo processo è fondamentale la relazione con gli adulti di riferimento, soprattutto con i genitori che devono aver acquisito nella propria storia, la capacità di separarsi.

Lasciare delle esperienze conosciute che offrono equilibrio, senso di identità, in molti casi piacere, è difficile e doloroso ma è possibile nel momento in cui il vissuto non si sovrappone a perdita, abbandono, in alcuni casi senso di morte, emozioni che ostacolano la crescita di entrambe le parti in causa, genitore e figlio.

Fin dalle autonomie dei primi mesi di vita del bambino, l’adulto, soprattutto la madre, si deve confrontare con una realtà che frustra l’onnipotenza biologica del dare la vita per accettare la verità relazionale di un rapporto tra due esseri umani distinti e separati nonostante l’indiscussa forza dell’azione generativa.

Dallo svezzamento al seno all’adolescenza, il genitore è messo in crisi dalle progressive autonomie del figlio e il saper affrontare queste crisi è la linfa affettiva che permette al bambino, ragazzo e poi giovane adulto di vivere i cambiamenti della crescita come possibili.

Se il genitore che è stato ed è figlio ha vissuto esperienze all’interno della famiglia di origine per cui crescita e separazione erano generalmente associate a un senso di perdita, è molto probabile che proietti sul proprio figlio le sue paure e incertezze legate al continuo bisogno di una presenza d’amore che compensi il bisogno storico rimasto disatteso.

In Psicoterapia il lavoro con il paziente coinvolge spesso persone che sono anche genitori ed è emozionante osservare come i cambiamenti più immediatamente visibili si riflettano nel rapporto con i figli.

I bambini e i ragazzi che sono ancora liberi dallo strutturare stabilmente meccanismi di difesa correlati a dinamiche di identificazione con i genitori (quando la risposta affettiva non è sufficiente o è ambigua), nella loro spontanea capacità di adattamento all’ambiente esterno, vivono direttamente o indirettamente il benessere dell’adulto/paziente come un nuovo modo piacevole di stare nella relazione.

Per questo motivo ritengo fondamentale in molti casi di disagio dei giovani, dai primi anni di vita fino all’adolescenza, il lavoro psicoterapeutico sul/sui genitore/genitori prima che sui figli: da una parte non si può responsabilizzare il bambino con l’etichetta del problema, fino addirittura alla diagnosi psicopatologica, dall’altra se le distorsioni affettivo-relazionali dell’adulto sono elaborate e trasformate, i figli ne vivono per primi e velocemente i benefici effetti.

Il genitore-paziente in Psicoterapia affronta un processo di superamento delle dinamiche provenienti dalla storia familiare che, in senso generale, hanno limitato la possibilità di sentirsi distinto e separato dai genitori, con vissuti di incertezza di sé e conseguenti attivazioni di modelli relazionali rivolti alla risposta al bisogno e al riconoscimento da parte dell’altro, proiettati in numerosi contesti ma principalmente nel rapporto con il partner e con i figli.

In questo modo le separazioni sono molto complesse poiché ogni volta mettono a confronto il genitore/paziente con il senso di perdita, di vuoto e di angoscia invece che con la possibilità di crescita implicita nei processi di separazione soprattutto per quanto riguarda il processo evolutivo dei figli.

Per una madre, ad esempio, che nei primi anni di vita, ha ricevuto delle risposte affettive genitoriali basate sull’evitamento emotivo e negli anni successivi su continue disconferme di ogni espressione vitale da parte della famiglia, il confrontarsi con il diventare velocemente donna della figlia adolescente, con i suoi cambiamenti corporei, caratteriali e di espressività relazionale, può rappresentare uno scoglio importante.

La spinta e il desiderio coscienti sono senza dubbio focalizzati sul provare piacere per la bellezza della figlia che cresce, delle possibilità che si aprono ogni giorno di più all’arrivo della vita adulta ma è probabile che l’impatto più profondo sia conflittuale se storicamente si è strutturata la difficoltà a sostenere e reggere emotivamente immagini vitali e potenti di realizzazione dell’altro.

Entro nello specifico di una paziente che ho seguito con cui ho attraversato anche l’arrivo dell’adolescenza della figlia, per raccontare l’acquisizione della possibilità di mettersi in crisi rispetto a questa importante separazione dall’immagine della figlia-bambina non meritevole di amore, evidenziata nella relazione e nei sogni della paziente.

Lei stessa aveva subito una madre che non aveva tollerato la sua crescita e la bellezza del suo diventare adolescente e ragazza né tantomeno, fin dai primi anni di vita, la genuinità affettiva della bambina.

Il lavoro psicoterapeutico l’ha dovuta mettere inevitabilmente a confronto prima di tutto con il rischio di rientrare in contatto con le sue risorse affettive, storicamente negate dall’ambiente familiare e, nell’adulta, coperte con il controllo e l’evitamento per proteggersi dall’angoscia di perdita di sé e degli affetti.

La paziente/figlia ha ritrovato la sua identità di persona/donna permettendosi di provare ad amare il corpo che aveva sempre considerato ostile perché rappresentazione di quella crescita e separazione dalla madre che non era stata in grado di fare e che l’aveva sempre lasciata nel bisogno che arrivasse la risposta d’amore tanto desiderata ma mai ottenuta.

La paziente/madre si è dovuta poi confrontare con la realtà della propria figlia che le proponeva la bellezza della bambina e dell’adolescente di cui lei era stata privata dovendo attivare due separazioni fondamentali e successive: prima dalla vecchia immagine di sé come figlia/donna poco amata e desiderabile per reggere la bellezza della figlia e poi riconoscere che tutto quello che era riuscita a cambiare per proporre un rapporto diverso e valido doveva diventare identità della figlia accettando la sua adolescenza come essere separata e distinta da lei.

È il regalo più grande che un genitore possa fare a un figlio.

In un sogno raccontato pochi mesi dopo dal menarca della figlia, la paziente si ritrovava a guidare su una strada ad alta percorrenza e in mezzo alla carreggiata vede una macchina ferma a causa delle gomme completamente sgonfie. La macchina è evitata ma più avanti il traffico si ferma a causa di un grave incidente. La paziente è consapevole che quell’incidente è stato causato dalla macchina ferma, probabilmente per aggirare l’ostacolo più avanti si è verificato un grosso tamponamento che riguarda un pulmino su cui si trovano delle ragazze di una squadra di pallavolo. Alcune sono state sbattute fuori dall’impatto e forse morte o in gravissime condizioni. Sono tutte vestite di bianco ma la paziente ne nota una sola vestita di rosso e corre a soccorrerla, la ragazza è moribonda, lei la prende tra le braccia e non sa come fare per rianimarla, crede che soltanto abbracciandola forte possa esserle d’aiuto.

Il sogno termina così e nonostante la drammaticità, la paziente nel raccontarlo era preoccupata per l’eventuale contenuto, inconsciamente invece mi attiva un’immagine di realizzazione che lego subito alla crescita della figlia, la ragazza vestita di rosso come rappresentazione della vitalità, delle mestruazioni, del diventare ed essere donna.

L’ostacolo, la morte, all’adolescenza, non era legata a un problema o a un difetto della paziente, l’eventuale pulmino che poteva aver generato l’incidente, ma a un vissuto pregresso, depressivo, le gomme sgonfie della prima macchina, che rappresentano la negazione da parte della madre della paziente della sua vitalità.

Era quell’auto, ben prima dell’incidente delle ragazze, la causa di tutto e la soluzione a quella morte affettiva era solo e soltanto quell’abbraccio mai dato e che la paziente nel sogno consente di dare prima a se stessa per poi permettere alla figlia di crescere.

L’interpretazione di questo sogno per me pertanto non era collegata solo al recupero e al superamento della storia personale della paziente ma era una messa in crisi efficace rispetto alla separazione dalla figlia adolescente anche se nelle immagini non c’era riferimento al rapporto con la figlia, anzi, al contrario immagini potentemente drammatiche di morte.

I sogni si interpretano con il sentire reciproco della relazione psicoterapeuta-paziente e lo stupore ma anche la certezza sono stati affidati al sogno successivo in cui la paziente si trovava con la figlia in un negozio di accessori femminili.

Vedeva una collana che le piaceva molto per la figlia, ma la ragazza era più interessata a un paio di orecchini. La madre (la paziente) ha tra sé dei momenti di titubanza in merito all’eventuale prezzo maggiore degli orecchini rispetto alla collana e quando effettivamente viene a sapere che costano di più, supera l’incertezza con il pensiero che se sono più cari significa che sono di maggior valore e decide di comprarli e regalarli alla figlia.

Questo secondo sogno, raccontato dopo l’interpretazione del primo, sembra confermare la forte sensazione che avevo avuto per cui le drammatiche immagini dell’incidente e della morte delle ragazze contenessero una sana messa in crisi della storia personale della paziente per recuperare la capacità affettiva di separazione e riconoscimento dell’adolescenza della figlia, rappresentata dalla piena volontà di non fermarsi alla svalutazione ma di acquisire e regalare oggetti di maggior valore per la figlia.

Nella relazione psicoterapeutica era apprezzabile da tempo la maturazione relazionale della paziente, anche e soprattutto con la figlia, i sogni hanno aggiunto un contenuto emotivo e affettivo di sintesi della storia passata con quella presente ma hanno anche dato luce a una dinamica necessaria per affrontare le separazioni.

La messa in crisi profonda, il confrontarsi con un senso di perdita che fa riferimento a esperienze precoci, poterle sognare e renderle pertanto emozioni accessibili e non negate, conferma il senso e il significato dei sogni come capacità dell’essere umano di elaborare individualmente e spontaneamente le proprie conflittualità, capacità che ci sottrae, in maniera sana, dal doverle negare con il conseguente rischio di proiettarle inconsciamente nelle relazioni d’amore.

Questo è il significato dell’autonomia di sé (http://www.mbpsicoterapia.it/autonomia-differenze-tra-il-significato-culturale-e-la-ricerca-in-psicoterapia/ ), un’immagine interna distinta e separata dalle identificazioni storiche che può utilizzare le proprie risorse affettive per entrare in relazione con il mondo.

 

Michele Battuello



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