Michele Battuello e Mariantonietta Milelli

Michele Battuello

Medico Chirurgo
Specialista in Medicina dello Sport
Specialista in Psicoterapia
Dottore di Ricerca in Psichiatria: Psicosi-Interventi Precoci
Docente di Psichiatria, Università Sapienza Roma
Collaboratore del Servizio per la Prevenzione del Suicidio U.O.C. Psichiatria, A.O. Sant’Andrea, Roma (www.prevenireilsuicidio.it).

Il modello psicoterapeutico è psicodinamico; il setting può essere individuale, gruppale o combinato individuale/gruppale secondo una specifica e definita progressione del lavoro terapeutico.
L’approccio psicodinamico utilizzato si avvale della ricerca del Potenziale Umano (Battuello ed Errico, 2015) inteso come le parti valide dell’individuo che non sono andate distrutte o frammentate nel processo evolutivo e che, rimaste intatte, rappresentano le tracce degli elementi fisiologici fondamentali per il progredire del lavoro psicologico.
Gli elementi fisiologici e patologici emergono all’interno della relazione terapeutica e nei sogni del paziente così che, l’interpretazione di entrambi, della relazione e dei sogni, è l’aspetto principale del percorso psicoterapeutico.

La psicoterapia individuale si concentra sulla gestione e l’elaborazione degli aspetti più profondi e privati della persona, muovendosi tra la storia e gli eventi di vita importanti e affrontando le dinamiche, i pensieri e i vissuti alla base della psicopatologia e dei sintomi.

Nel caso in cui si sia concordata con il paziente la possibilità di lavoro in un setting combinato (individuale/gruppo), il passaggio al gruppo è determinato da un miglioramento della sintomatologia, dalla progressiva uscita dalle dinamiche patologiche personali e auto riferite e principalmente dalla risposta inconscia dei sogni. Tale momento rappresenta l’inizio di una parziale autonomia della persona che trova la capacità di estendere le proprie dinamiche agli aspetti socio-culturali come segno della progressiva uscita dalla focalizzazione sul Sé.

Nel lavoro di gruppo gli elementi clinici del singolo, le dinamiche gruppali, le dinamiche delle relazioni personali riferite dai pazienti e le interpretazioni dei sogni, sono sempre più ridefinite e concettualizzate dal terapeuta come dialettiche col sociale.
L’autonomia del paziente è valutata e interpretata in tal senso attraverso la sua forma e attività nel gruppo, i sogni, la relazione col terapeuta e il livello di responsabilità nelle relazioni.
La terapia continua quindi nel gruppo fino alla sua conclusione quando le relazioni personali e sociali non determinano cedimenti del funzionamento di base, le sofferenze e le difficoltà non provocano crisi in termini patologici, le esigenze elaborative dei vissuti sono affrontabili spontaneamente e i sogni portano immagini di separazione definitiva e di autonomia.

Riferimenti Bibliografici:
Battuello, M. and Errico G. “The Human Potential” in: ‘Response to The Personal, the Relational, the Group and the Social in a Globalized World — a Perspective through Working with Dreams by Gila Ofer, December 2014’. Group Analysis 2015;48(3): 382-8.

Mariantonietta Milelli

Psicologo clinico
Specialista in Psicoterapia per l’individuo, la coppia e la famiglia
Psicodiagnosta dell’adulto e dell’età evolutiva
Esperta in modelli di prevenzione, intervento e cura per i “Survivors of Suicide”
Collaboratore del Servizio per la Prevenzione del Suicidio U.O.C. Psichiatria, A.O. Sant’Andrea, Roma (www.prevenireilsuicidio.it)
Docente per il Ministero di Giustizia
Cultrice della materia per la cattedra di Psichiatria e Psicopatologia generale – Facoltà di Medicina e Chirurgia – Università degli Studi “La Sapienza”

La cornice teorica di riferimento è l’approccio sistemico relazionale con focus sull’individuo e i suoi contesti di appartenenza. La psicoterapia sistemica pone l’accento sulla storia dell’individuo focalizzandosi sul contesto familiare e relazionale in cui è vissuto.
Nella terapia individuale sistemica gli incontri prevedono una seduta a cadenza settimanale mentre per la terapia familiare si propone una cadenza quindicinale con partecipazione alla terapia del nucleo familiare.
Sia nel setting individuale che in quello familiare, l’attenzione del terapeuta è rivolta alla dimensione relazionale del cliente/famiglia e a quella individuale. L’identità individuale è considerata dal terapeuta come il frutto delle relazioni significative che si sono vissute nel corso della vita e quindi il sintomo o la difficoltà del paziente vengono compresi e risolti all’interno di un contesto che permette l’emergere della narrazione della storia individuale e familiare del paziente.
Ogni percorso terapeutico, sia quello familiare, di coppia o individuale – è definito in base ai bisogni del paziente/coppia/famiglia e il fine della terapia è quello di aiutare il paziente e la famiglia a definire le “modalità relazionali” che hanno avuto un peso nell’origine del malessere e a costruire insieme altre competenze relazionali e affettive per far fronte a sintomi e disagi.

Ogni individuo può esprimere un malessere – o un sintomo – nel corso della sua esistenza o in diverse fasi del suo ciclo vitale ma, nello stesso tempo, oltre “al malessere/sintomo” coesistono anche importanti risorse personali e familiari che – se attivate – possono risolvere le sofferenze individuale/familiare. Spesso i pazienti sono consapevoli della loro capacità di “resistenza” alla sofferenza, ormai cristallizzata – per cui una richiesta di aiuto può essere maturata anche per lunghi anni – ma non sono consapevoli delle risorse che hanno per far fronte al loro malessere. Appare chiaro a questo punto che altra funzione della terapia è la promozione dello sviluppo delle risorse dell’individuo che determinano, a più livelli, la crescita e l’autonomia individuale.